La ragazza dai pantaloni verdi

Un libro questo, dove ciò che colpisce il lettore sin dalle prime righe è quanto il concetto descritto si differenzia per molti aspetti da altri libri in cui si parla nello specifico di una persona della quale, non si vuole descriverne una biografia ma evidenziarne la personalità, gli stati d’animo, le aspirazioni, i sogni, i desideri e le passioni che Giusy con i suoi 17 anni aveva, nel breve ma intenso periodo di vita le è stato concesso.
Sarebbe stato facile per l’autore, visto il risalto mondiale dell’avvenimento in cui la protagonista si trova coinvolta, descrivere nei particolari, come cronaca vuole, l’accaduto, ma così sarebbe stato descritto solo il fatto di cronaca che il 29 maggio 1985 riempì i giornali di titoli e le TV pubbliche e di Stato, di servizi e telecronache che per giorni ci descrissero e ci mostrarono per quanto fu possibile nei dettagli e nelle registrazioni quanto di orribile e incredibile accadde.
Stadio Heysel di Bruxelles. 29 maggio 1985. Coppa dei Campioni. Finale Juventus-Liverpool.
Stadio fatiscente per una finale così importante, gradinate scrostate con pezzi di cemento e sassi a portata di mano, muri senza sostegni, cancello ed ingressi strettissimi per entrare, figuriamoci per uscire, polizia quasi inesistente, e settori fra italiani e tifosi del Liverpool non solo vicini ma divisi da una rete con recinzioni da pollaio.
Come sempre chi vuole provocare comincia col bere, con gli insulti, con gli spintoni che gli inglesi non contengono, finendo per invadere il settore italiano che spinto con forza, si ammassa, si stringe nel poco spazio del settore a loro destinato. Si scavalca, si fa cadere con le spinte un muro già pericolante e, chi è finito sotto, non respira, non si rialza e nella calca viene travolto e calpestato da chi cerca disperatamente di sopravvivere in un amalgama di corpi, di grida, di sciarpe colorate, di bandiere che in pochi minuti di inferno hanno smesso di sventolare e sono servite a coprire i corpi ormai inermi.
In quel marasma, 39 persone smetteranno di vivere… diventeranno gli angeli dell’Heysel per sempre.
Inutile descrivere ciò che tanti servizi televisivi hanno riproposto all’infinito. I corpi deposti sul campo, la ricerca disperata di amici, parenti, padri, figli, maschere di dolore e di incredulità, di pianti disperati di chi solo in quel momento si rende conto di aver salva la vita.
E in questo momento in cui si delineano le identità delle persone, sarebbe facile per l’autore parlare di Giusy, la ragazza dai pantaloni verdi.
Ma la particolarità di questo libro non è l’epilogo ma la descrizione della persona che era, il racconto della sua adolescenza, di chi l’ha conosciuta, della vita che ha vissuto, i sogni che conservava per il futuro, la famiglia e gli amici che aveva, la scuola in cui eccelleva e la sua grande passione: il calcio!
Una ricerca minuziosa dell’autore che attraverso racconti, descrizioni, interviste ad amici e parenti, compagni di scuola, genitori, ha saputo delineare la figura di Giusy facendoci conoscere profondamente una ragazza che a 17 anni è morta suo malgrado per una grande passione sportiva ma anche per la superficialità e l’incuria di chi doveva salvaguardare e proteggere chi nello sport ci crede davvero.
Dalle parole dell’autore del libro Luca Serafini “La ragazza dai pantaloni verdi” mi piace scrivere  e ricordare le tre righe con cui termina il suo manoscritto:
Giusy Conti vive nella memoria e nel cuore dei suoi cari. Vive, per chi crede, nell’aldilà e per tutti rappresenta una figura positiva e luminosa per lo sport. Per la vita!
Con questo libro noi tutti la possiamo ricordare.

Giuseppina Lamioni

Lascia un commento